Approfondimenti

LAVORATORI E VOLONTARI DEL TERZO SETTORE

  1. Premessa

Gli enti di terzo settore, come è ormai risaputo, possono assumere alle loro dipendenze lavoratori subordinati, oppure avvalersi di altre forme di collaborazioni lavorative.

Questa possibilità, peraltro, vale sia per gli ETS disciplinati nel Codice del Terzo Settore, sia per le imprese sociali di cui al D.lgs. 112/2017.

La parte di disciplina dedicata ai rapporti di lavoro completa la funzione doppiamente sociale del terzo settore: compiere attività meritevoli senza scopo di lucro, ammettendo al contempo la possibilità di assumere lavoratori che verranno retribuiti per lo svolgimento di questo servizio.

 

  1. I lavoratori del Terzo Settore

I lavoratori degli ETS e delle imprese sociali hanno diritto ad un trattamento economico non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi che si applicheranno in virtù delle mansioni svolte.

Non solo: ai lavoratori dovrà essere garantita anche l’applicazione di una normativa sullo svolgimento del rapporto di lavoro che sia in linea con quanto previsto all’art. 51, D.lgs. 15 giugno 2015, n. 81.

In sede di riforma del Terzo Settore, inoltre, è stata disciplinato anche il rapporto che lega i vari lavoratori all’interno di un medesimo ETS. Viene infatti stabilito che la differenza retributiva tra lavoratori dipendenti non può superare il rapporto di 1 a 8, da calcolarsi sulla base della retribuzione annua lorda.

Questo requisito dovrà essere espressamente verificato in sede di bilancio o nella relazione di missione allegata al bilancio.

Attenzione però: la possibilità di assumere lavoratori non può mai essere tesa ad eludere il divieto assoluto di distribuzione degli utili, anche in via indiretta. Il meccanismo è specificamente regolato dall’articolo 8, comma 3, lett. b), CTS, che introduce un tetto massimo all’erogazione dei compensi ai lavoratori del terzo settore.

Si considera pertanto distribuzione indiretta di utili, e pertanto è vietata, la corresponsione a lavoratori subordinati o autonomi di somme superiori del 40% rispetto a quelli previsti, per le medesime qualifiche, dai contratti collettivi.

Sul punto, è inoltre intervenuta la nota n. 2088 del 27 febbraio 2020, emanata dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, che in linea con quanto già previsto in tema di diritto transitorio dalla Circolare n. 12604 del 27 dicembre 2017 ha confermato l’immediata efficacia di queste disposizioni, con riferimento ai rapporti di lavoro stipulati dopo il 3 agosto 2017 con ODV ed APS già iscritte nei relativi registri.

Il divieto può essere derogato solo alla presenza di condizioni tassative, ovverosia se vi è la necessità, da parte dell’ETS, di acquisire specifiche competenze ai fini dello svolgimento delle attività di interesse generale consistenti  in: interventi e prestazioni sanitarie (art. 5, lett. b); formazione universitaria e post-universitaria (art. 5, lett. g); ricerca scientifica di particolare interesse sociale (art. 5, lett. h).

Un altro limite per l’assunzione dei lavoratori è quello quantitativo: difatti, per ODV (art. 33) ed APS (art. 36) vale il divieto di assunzione di personale ulteriore rispetto a quello strettamente necessario al loro regolare funzionamento dell’ente, anche avuto riguardo alla specialità dell’attività svolta.

In ogni caso, poi, il numero dei lavoratori impiegati non può essere superiore al 50% del numero dei volontari.

 

  1. I volontari del Terzo Settore

Fermo restando quanto è stato appena detto in tema di lavoro negli ETS, bisogna prestare la massima attenzione ad un divieto assoluto confermato dal legislatore della riforma.

Il divieto assoluto riguarda il cumulo delle mansioni di lavoratore con quelle di volontario all’interno di un medesimo ETS.

Difatti, la natura e la funzione del soggetto che presta attività di volontariato all’interno di un ente è radicalmente incompatibile con qualsiasi tipologia di rapporto lavorativo.

Più nello specifico l’art.  17 del CTS  definisce il volontario come “una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà, (..) anche per il tramite di un ente del Terzo settore“.

Ne deriva quindi che, in linea generale, “la qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito con l’ente di cui il volontario è socio o associato o tramite il quale svolge la propria attività volontaria” (art. 17 CTS).

Come inoltre chiarito dalla nota del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali (n. 2088 del 27 febbraio 2020), il cumulo fra attività lavorativa ed attività di volontariato per un medesimo CTS è vietato anche se quest’ultima sia svolta in maniera occasionale ed abbia ad oggetto mansioni diverse rispetto a quelle retribuite.

Sotto questo punto di vista, quindi, non assume valore la disposizione per cui gli ETS sono tenuti a iscrivere in un apposito registro solo i volontari che svolgono la loro attività in modo non occasionale, poiché quella norma sarebbe dettata ai soli fini della stipula, in loro favore, di un’assicurazione obbligatoria.

Ad ogni modo, il divieto assoluto per il volontario di ricevere compensi non esclude che il medesimo soggetto, in ragione delle spese sostenute per le attività svolte, possa avere diritto ad un rimborso.

In tema di rimborsi spese, l’art. 17 del CTS prevede che al volontario possano essere rimborsate solo le spese effettivamente sostenute e documentate per l’attività prestata, entro limiti massimi ed alle condizioni preventivamente stabilite dall’ente medesimo.

Viene consentita solo la possibilità, per importi che non superano i 10 euro giornalieri ed in ogni caso i 150 euro mensili, di presentare una mera autocertificazione sulla base della quale ottenere il rimborso (eccetto le attività di donazione di sangue ed organi).

Ciò, però, è subordinato ad una specifica delibera dell’organo sociale, che stabilisca le tipologie di spese rimborsabili con queste modalità semplificate.

Va infine posta l’attenzione su un’agevolazione successivamente introdotta a favore di chi decide di svolgere, oltre alla propria attività lavorativa subordinata, il ruolo di volontario all’interno di un ETS.

In questo caso, il soggetto avrà diritto “di usufruire delle forme di flessibilità di orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l’organizzazione aziendale” (art. 17, comma 6 bis, CTS).

Disciplina specifica è invece riservata ai volontari del servizio civile universale ovvero quelli impiegati per attività di cooperazione internazionale allo sviluppo, che sono completamente sottratti alle norme del titolo III del CTS.